Dominique Mouflier, figlia di Jacques Mouflier, racconta in modo eccellente ciò che suo padre ha avviato a Val d’Isère.
L’introduzione al libro di suo padre, «La nascita di un villaggio olimpico», rispecchia perfettamente ciò che desideriamo presentarvi qui. Leggete voi stessi.
«Soffermarsi sulla storia di un piccolo villaggio di montagna, proprio mentre il destino lo sta portando a un livello internazionale, raccontare degli anni passati mentre intravediamo un futuro brillante sembra un atto di ostinato attaccamento al passato.
Eppure, quando si osserva con attenzione una vecchia foto di questo minuscolo borgo di Val d’Isère, rannicchiato attorno al suo campanile e come pietrificato sotto il manto nevoso, l’impressione di isolamento che si prova porta a porsi una domanda.
Cosa venivano a cercare coloro che, nei primi vent’anni di storia di questa località, percorrevano la stretta strada dell’Alta Tarentaise per scoprire, al termine di un viaggio a volte pericoloso, in un bagliore di luce, questo villaggio ai confini del mondo?
Quanti di loro, a quei tempi, si rendevano conto che lo sci, quello sport per pochi, sarebbe diventato, quarant’anni dopo, il passatempo di moltissime persone?
Una sera d’estate della mia infanzia, io e mio padre passeggiavamo al calar del sole intorno alla piccola cappella di San Giovanni, ai piedi dell’ufficio postale di Solaise. La mia testa, all’epoca, spuntava a malapena dalla cima fiorita dell’erba prima del taglio del fieno.
All’improvviso, lui si fermò, mi prese la mano e, lasciando vagare lo sguardo sulla cresta delle montagne che mi sembravano insormontabili, mi disse chinandosi verso di me come per confidarmi un segreto: «Com’è bello questo paesaggio! Guarda a Bellevarde quei pendii a terrazze che scendono verso di noi. Quando sarai un po’ più grande, accadrà un miracolo: cinque minuti, e hop, sarai in cima, e schuss, scenderai di nuovo, e hop, risalirai! Con i tuoi sci scenderai tutte queste montagne e anche gli sciatori di tutto il mondo le scenderanno!»
E, unendo il gesto alla parola, con l’atteggiamento di uno sciatore, cominciò a simulare il volo del pilota verso le cime circostanti. «E i campioni di tutti i paesi verranno a gareggiare proprio qui, dove ci troviamo adesso.»
Guardavo i pendii dove regnava una calma bucolica e le creste che si stagliavano nel cielo luminoso del crepuscolo.
Ero sgomenta. Mio padre stava perdendo la ragione!
Eppure… Sembrava così convinto della realtà di quelle storie impossibili che, senza rendermene conto, fin da subito fui conquistata dal suo entusiasmo. Era il 1935.»