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️yann Allegre Gypaete 2023

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Contrariamente alle idee comuni, il gipeto barbuto non è un predatore. Specializzato nel consumo di carcasse, si nutre quasi esclusivamente di ossa provenienti da animali morti naturalmente o a seguito di una predazione. Per poterle consumare, le rompe lasciandole cadere dall’alto, un comportamento unico nel mondo animale.
Specie rara e protetta, il gipeto barbuto è scomparso a lungo dalle Alpi prima di fare il suo grande ritorno grazie ai programmi di reintroduzione e a una vigilanza collettiva. Oggi, Val d’Isère è uno dei territori alpini in cui la sua presenza è tra le più regolari e antiche.
Le prime osservazioni regolari di gipeti barbuti a Val d’Isère risalgono all’inizio degli anni Novanta. Molto rapidamente, il massiccio si rivela un ambiente favorevole: falesie, tranquillità, risorse naturali.
Tra il 1990 e il 1997, vecchi nidi di aquila vengono nuovamente occupati. Nel 1995, una femmina emblematica viene identificata grazie al suo anello rosso: Marie-Antoinette. Nel 2002, un evento segna una svolta decisiva: il primo volo di Freeride, il primo gipeto nato allo stato selvatico in Savoia. Un primato storico.
Dal ritorno del gipeto barbuto a Val d’Isère, sono state registrate 20 schiuse sul territorio comunale e 16 giovani hanno raggiunto lo stadio dell’involo, diversi dei quali nelle gole della Daille. Un segnale forte che fa di Val d’Isère un territorio chiave per la conservazione della specie nelle Alpi francesi.
A Val d’Isère, l’osservazione del gipeto barbuto non richiede lunghe avvicinamenti né attrezzature specifiche. Quando le condizioni meteo lo permettono, è visibile quasi quotidianamente in inverno, mentre plana sopra il villaggio o lungo i versanti esposti a sud. In estate, il rapace resta presente sul territorio, ma si fa più discreto, muovendosi principalmente in quota e nelle zone rocciose.
Passeggiate consigliate a piedi :
Pazienza, silenzio… e sguardo attento: lo spettacolo è spesso garantito.
A Val d’Isère, la montagna è un terreno di gioco, ma anche uno spazio di apprendimento.
Per far scoprire questo gigante dei cieli ai più giovani, la pista La Verte, nel settore di Bellevarde, propone per tutto l’inverno il percorso “Sulle tracce del gipeto“. Quattro moduli didattici in larice accompagnano la discesa e invitano grandi e piccoli a conoscere meglio l’uccello, il suo ruolo e il suo ambiente. Un approccio ludico e concreto per coltivare il rispetto per il mondo vivente.

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Le osservazioni degli ultimi mesi portano ottime notizie: un pulcino di gipeto è nato all’inizio di marzo 2026 nel nido situato nelle gole della Daille. Una nascita preziosa per questa specie ancora fragile nelle Alpi e un segnale molto positivo per il territorio di Val d’Isère.
Questa nuova tappa si inserisce in una dinamica incoraggiante a livello della Savoia. Dopo il successo della stagione riproduttiva 2025, con 7 giovani gipeti involati, le 11 coppie riproduttrici proseguono il loro ciclo in condizioni favorevoli.
Durante le prime settimane di vita, il pulcino resta tuttavia estremamente vulnerabile. Completamente dipendente dai genitori e dalla tranquillità del suo ambiente, necessita di una vigilanza rafforzata. Qualsiasi disturbo nelle vicinanze del nido può comprometterne lo sviluppo.
Specie protetta tra le più sensibili al disturbo, il gipeto barbuto ha bisogno di una tranquillità assoluta durante tutto il periodo riproduttivo.
Per questo motivo, dall’inizio di novembre 2025, sono state riattivate le Zone di Sensibilità Maggiore (ZSM) per questa specie, ovvero 19 zone su tutto il territorio.
In queste aree, qualsiasi attività che possa disturbare l’uccello è vietata, in particolare:
Rispettare queste regole significa offrire al gipeto le migliori possibilità di portare a termine la riproduzione… e contribuire concretamente alla tutela della biodiversità alpina.

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Il dispositivo delle Zone di Sensibilità Maggiore evolve nel corso della stagione:
Grazie al monitoraggio GPS, alcuni giovani gipeti nati negli ultimi anni raccontano già straordinarie storie di viaggio:
A Val d’Isère, la montagna è uno spazio di libertà… ma anche di responsabilità. Rispettando le Zone di Sensibilità Maggiore, ognuno contribuisce a preservare un equilibrio vivo, in cui la pratica sportiva, l’avventura outdoor e la biodiversità possono convivere in armonia.
Grazie a tutte e a tutti per la vostra attenzione e il vostro impegno al fianco del gipeto barbuto, sentinella dei grandi spazi alpini e simbolo di una montagna viva, esigente e profondamente ispiratrice.

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